Persone con disabilità e Lavoro

Ho dato la disponibilità a rispondere a chi mi pone, in privato, questioni che riguardano le elezioni regionali ed il programma di “Dipende da Noi”
In attesa di altri, ringrazio chi l’ha già fatto, anche per il permesso di rendere pubblica la mia risposta, ponendo una questione importante, che riguarda molti e deve interessare tutti.
Il tema è quello dei Tirocini di Integrazione Sociale per le persone con disabilità.
La questione dell’inserimento lavorativo delle persone con disabilità viene da lontano (L. 482/68) e ha rappresentato una delle prime forme di “emancipazione” e di esigibilità dei diritti costituzionali. Ovviamente il cammino è stato ed è ad ostacoli, basta vedere le difficoltà e le contraddizioni nell’applicazione della L. 68/99 che è l’ennesima “riforma” dell’integrazione lavorativa di queste persone.
I Tirocini di Integrazione Sociale (TIS) rappresentano, o comunque dovrebbero essere, un’opportunità per verificare le possibilità di passare ad un effettivo inserimento lavorativo.
Nelle Marche, la DGR 593 del 07/05/18, con le linee di indirizzo relative ai “tirocini finalizzati all’inclusione sociale” (TIS), precisa che questi non costituiscono mai un rapporto di lavoro, ma rappresentano un “percorso di orientamento, formazione e inserimento o reinserimento finalizzato all’inclusione sociale, autonomia e riabilitazione delle persone prese in carico dai servizi sociali e/o dai servizi sanitari competenti”. Non si parla di lavoro e, purtroppo, secondo me, in questo forma si rischia di fare confusione, di pensare che questo “compensi” il mancato lavoro; così si fa perdere anche concettualmente l’idea che il lavoro è un diritto anche per le persone con disabilità, fisica, psichica e sensoriale. Anche la mortificazione dei Centri per l’Impiego ha determinato un ulteriore arretramento su questo versante. La distinzione tra TIS e lavoro è necessaria, ma va ricordato che l’Art. 4 della Costituzione è valido per tutti.
I Tirocini di Integrazione Sociale possono comunque rappresentare un’opportunità per gli adulti con disabilità che, terminata, la scuola o non frequentando Centri diurni, devono poter occupare utilmente, per se e per gli altri, il proprio tempo. Però penso sia da valutare caso per caso, tra Ente capofila che è l’Ambito Territoriale Sociale (ATS), gli altri soggetti interessati (il promotore e l’ospitante) e soprattutto il tirocinante e la sua famiglia, qual è il punto di equilibrio tra ore settimanali, durata del tirocinio, compenso (ci sono anche possibili problemi con la percezione della pensione).
Bisogna assolutamente evitare che un Tirocinio di Integrazione Sociale diventi un “lavoro”, sarebbe uno sfruttamento inaccettabile.
Ribadisco che, secondo me, se la scissione tra “inclusione sociale, autonomia e riabilitazione” e “diritto al lavoro” è corretta e necessaria, la confusione e la mistificazione tra quella e questo rischia di far tornare indietro di 50 anni il mondo della disabilità su questi temi.
La Regione può e deve fare molto per correggere possibili storture e disfunzioni, rimettendo al centro reali e rispettose prospettive di integrazione lavorativa per le persone con disabilità.
Dal programma di Dipende da Noi:
“Attuazione della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità (ratificata dal nostro Parlamento con legge 18/2009) in particolare in riferimento all’articolo 19 sulla Vita indipendente ed inclusione nella comunità delle persone con disabilità.”
Persone con disabilità e Lavoro
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