Un passo indietro e un passo avanti

La DGR “ponte” Regione Marche che approva, “in via transitoria l’incremento del 35% dei posti/posti letto autorizzabili a livello distrettuale per le strutture residenziali e semiresidenziali delle aree della sanità extraospedaliera e sociosanitaria” (DGR 999/2026) è una scelta culturale prima ancora che amministrativa che ci fa fare un passo indietro di 15 e più anni

Ai corretti rilievi del Gruppo di Solidarietà (qui) sulla DGR 999/2026 della Regione Marche che aumenta, in maniera indifferenziata e indiscriminata, i posti autorizzabili, sanitari extraospedalieri e sociosanitari, del 35% è doveroso aggiungere alcune prime riflessioni per stigmatizzare una scelta non solo inutile, ma pericolosa per la tenuta e lo sviluppo della sanità pubblica marchigiana.
Non è un post da Face Book, per questo lo posto anche sul mio sito, dove scrivo sempre troppo poco, ma dove trovate quello che penso e che ho fatto su molte di queste cose.

Una scelta politica, ancorché definita “temporanea”, non sostenuta da dati tecnici di riferimento, in questo settore non si vedeva dalla DGR 1789/2009 “Criteri per la definizione del fabbisogno sanitario nella Regione Marche”… che indicava delle percentuali individuate in maniera arbitraria.
Il “complicato” atto di fabbisogno del 2017 (DGR 1105) è stato invece l’esito di un percorso, di analisi dei dati dell’offerta e (per quanto disponibili) dell’occupazione, partecipato con i diversi Enti gestori e, soprattutto, improntato quello sì, ad una logica di “equità territoriale”: caratterizzato da dimensioni e ragionamenti circostanziati e sostenuti da dati e informazioni, partendo dai dati di Ambiti Territoriali Sociali e Distretti Sanitari, nella logica di una integrazione sociale e sanitaria realmente governata (A proposito: Dove è andata a finire l’attuazione delle DDGGRR 110/2015 e 111/2015? Fino alla fine del 2019 report semestrali… poi?).
Non a caso con la DGR 128/2019 è stato dato avvio a delle progettualità “prioritarie” (già previste dalla DGR 1105/17) che favorivano uno sviluppo dell’atto di fabbisogno (una sorta di aggiornamento permanente) sulla base di un coinvolgimento diretto e del protagonismo dei territori, realmente dentro la programmazione regionale, in un’ottica di sistema (infatti il processo avviato era collegato alle citate DDGGRR 110/2015 e 111/2015); “stranamente” questa DGR non è nemmeno citata nella “Normativa di riferimento” della DGR 999/2026… impostata in tutta un’altra logica.
Non era certo “atteso” un atto come questo… tutt’altro… era atteso un atto che:

  • ripartisse dagli squilibri territoriali che la DGR 1105/2017 aveva contrastato con l’individuazione di un “Indice di dotazione regionale”, per intensità assistenziali omogenee per ogni tipologia di destinatari perseguendo “il riequilibrio territoriale tra i Distretti Sanitari (…)” con “la priorità degli interventi riservata ai territori e alle tipologie di strutture con i valori più bassi degli indici di dotazione”;
  • approfondisse la questione del fabbisogno a partire dalla situazione attuale (A proposito: Dove è finita la periodicità semestrale degli aggiornamenti del Database di tutte le strutture, pubblicati e a disposizione di tutti sul sito dell’ARS?) perché la DGR 1105/17 stabiliva di “Attivare, allivello regionale, il monitoraggio e la valutazione dello stato di implementazione dell’atto di fabbisogno per verificarne la piena attuazione nel tempo di applicazione ed evitare dispersioni e deviazioni rispetto al perseguimento dell’obiettivo del riequilibrio territoriale”;
  • confermasse l'”Indice di dotazione regionale”, declinato per tipologie di destinatari e intensità di assistenza, calcolando i valori dei posti autorizzabili, accreditabili e convenzionabili a livello di Ambito Territoriale Sociale e di Distretto Sanitario, o individuasse un altro criterio (non certo una percentuale forfettaria) perché la DGR 1105/17 stabiliva di “Migliorare e qualificare progressivamente i flussi informativi e gli indicatori del bisogno, della domanda e del sistema di offerta integrata dei servizi residenziali e semiresidenziali”… quindi anche rispetto all’occupazione effettiva dei posti e, per esempio, delle liste di attesa.
    Una DGR “ponte” che da una parte non unisce nulla, ma divide i territori più fragili da quelli più strutturati e, sempre di più, la sanità dal sociale e dall’altra confonde: visto che “l’incremento autorizzabile non comporta automaticamente accreditamento istituzionale né diritto alla contrattualizzazione con il Servizio sanitario regionale, restando tali fasi subordinate alla verifica dei requisiti previsti dalla normativa vigente, alla compatibilità con la programmazione regionale (…)” ci si chiede quale sia la programmazione regionale nel settore sanitario extraospedaliere e socio-sanitario… ancora la DGR 1105/2027? visto che è ancora vigente o che altro?
    Se, come è scritto, questo provvedimento “non conclude né sostituisce il procedimento programmatorio regionale, ma ne costituisce anticipazione parziale, prudenziale e temporalmente limitata” ci si chiede di circostanziale e documentare l’asserita “fondata esigenza di assicurare continuità amministrativa” (quante sono le domande di autorizzazione, distinte per tipologia ex Regolamento 1/2018 e Distretto Sanitario, che non possono essere soddisfatte sulla base dell’Atto di Fabbisogno vigente?), “equità territoriale” (in che modo visto che non c’è distinzione tra i territori e don Lorenzo Milani ricordava che non c’è cosa più ingiusta che fare parti uguali tra disuguali) e “adeguatezza dell’offerta autorizzabile rispetto ai bisogni emergenti” (quanti e quali sono i bisogni emergenti, in quali settori, per quali tipologie di destinatari, con quali indicatori sono documentati).

C’è da rimanere senza parole, ma forse, invece, è proprio tornato il momento di dire e chiedere parole (e cifre) chiare, prima che la situazione sia definitivamente irrecuperabile.
A mio modestissimo parere, questa DGR ci fa fare anche un passo avanti… verso il baratro incombente di un’assistenza territoriale socio-sanitaria sempre meno governata, con le ormai abbandonate Unità Operative Sociali e Sanitarie (U.O. SeS) che potevano “tenere insieme” i pezzi… l’Assessore regionale è unico, ma i servizi regionali sono distribuiti in due Dipartimenti, la coincidenza territoriale tra Distretti Sanitari e Ambiti Territoriali Sociali non c’è, sui territori sanità e sociale si parlano pochissimo, la programmazione è divisa, l’atto di fabbisogno è diviso, la gestione associata tra Comuni non decolla, la gestione integrata tra Sanità e Sociale, ai sensi del Capo IV del DPCM 12 gennaio 2017 è praticamente inesistente…

Io riconfermo la disponibilità, offerta all’inizio della legislatura, a chi è stato eletto in consiglio regionale ad offrire un po’ di esperienza e un po’ di visione in una logica unitaria di sistema… ma mi sembra proprio di essere, insieme a pochi altri (Grusol, Claudio Maria Maffei) “voce di uno che grida nel deserto”.

Un passo indietro e un passo avanti
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