Il Giubileo 2025 è particolarmente evocativo per i Pellegrini di Speranza chiamati a viverlo nella convinzione che “la vita cristiana sia un cammino, che ha bisogno anche di momenti forti per nutrire e irrobustire la speranza, insostituibile compagna”.
Oltre alla celebrazione dell’Anno Santo a Roma, è stata prevista la possibilità di farlo anche nelle Chiese particolari. L’Arcidiocesi di Fermo ha accolto la mia proposta di un’“idea in cammino” per il Giubileo 2025: brevi pellegrinaggi verso le sei chiese giubilari della Arcidiocesi di Fermo. Camminare è un gesto naturale che rappresenta anche un “modo” di rapportarsi con la natura, con le persone, con la vita… una “forma” di essere e di essere in ricerca… la dimensione giubilare, tra speranza e perdono, connota il cammino di ulteriori significati e opportunità.
Per ognunna delle sei chiese giubilari dell’Arcidiocesi di Fermo è stato proposto un breve cammino, che parte da una chiesa “vicina”, distante 5/10 km, della durata di 3/4 ore e, per quanto possibile, realizzato su strade bianche o poco frequentate se asfaltate.
Ad ogni cammino è stato associato un tema, ripreso dal sussidio della CEI “Pellegrini di Speranza”, che è oggetto di tre momenti di riflessione, armonizzati rispetto al territorio: in partenza fatto dal sacerdote o dal diacono di quella chiesa, durante il cammino, fatto dalla Guida che accompagna che collega il tema della giornata con il camminare, e al termine, dopo l’ingresso nel luogo giubilare, proposto dal sacerdote o dal diacono di riferimento della Chiesa giubilare.
I sei cammini si sono conclusi con la partecipazione complessiva di quasi 200 persone; un’esperienza di cammino e di incontro che ha scandito questo anno santo e che hanno fatto camminare verso un orizzonte di speranza.
Per memoria riporto tutte le riflessioni intermedie, che ho proposto sul tema della giornata e camminare. Un modo per continuare a condividere pensieri e passi.
Sabato 22 marzo 2025 Speranza
Il pellegrinaggio è presente in tutte le religioni del mondo… e anche il valore del cammino per la ricerca di se stessi e di un senso alla vita è presente in molte culture, in tante persone che non fanno riferimento ad una religione.
Etimologicamente, il termine pellegrino trae origine dal latino peregrinus, dall’avverbio peregre (per, “attraverso”, e ager, “campo”, “territorio”)… assume il significato di “straniero”, “forestiero” (per estensione, “che viaggia per il Paese”).
Il pellegrino è lo “straniero” alla ricerca del sacro, che è ben distinto dal semplice “forestiero”, che ha interessi turistici o economici.
Per comprendere la natura del pellegrinaggio occorre ricordare che l’uomo è essenzialmente un nomade, un pellegrino nel tempo e nello spazio, non solo per scelta o per necessità, ma per natura.
Cammina sempre con la speranza nel cuore e non sarai mai solo. (Anonimo)
La speranza è come una strada nei campi: non c’è mai stata una strada, ma quando molte persone vi camminano, la strada prende forma. (Yutang Lin)
Queste sono due frasi su “speranza” e “cammino” che indicano due dimensioni importanti del camminare: camminare da soli e camminare insieme, in compagnia.
Quando camminiamo da soli riusciamo a sentirci in sintonia con l’ambiente, la natura, il paesaggio, gli incontri che facciamo, ci riprendiamo il valore del “sentire” il nostro corpo e il “piacere” di fare fatica, scopriamo i nostri limiti siamo in pace con noi stessi.
Quando camminiamo insieme sperimentiamo il senso di comunità, di “popolo” che ha un obiettivo comune, che condivide non solo il cammino e la meta, ma la quotidianità e la vita; essere “compagni di cammino” vuol dire “condividere il pane nel ricercare se stessi, gli altri, l’armonia con la natura”
Domenica 27 Aprile 2025 Coraggio
Questi “cammini giubilari” sono, quasi tutti, dei “cammini periurbani”, perché, in genere si svolgono “attorno” ai paesi, “da” o “verso” i luoghi dove abitiamo. In particolare sono “periurbani” con riferimento al trasformarsi del paesaggio tra città e campagna e anche al valore simbolico di questa dimensione. Il nostro è un territorio da (ri)scoprire con la lentezza del passo. Quante volte siamo partiti da qui o arrivati dove dovremo arrivare in automobile, in pochi minuti, con la fretta di arrivare… “vedendo” tutto, ma senza “guardare” nulla… Oggi abbiamo la possibilità di “guardare”, “osservare”, “scrutare”… forse anche “scoprire” qualcosa che non abbiamo mai “visto”.
Nella vita non bisogna mai rassegnarsi, arrendersi alla mediocrità, bensì uscire da quella zona grigia in cui tutto è abitudine e rassegnazione passiva, bisogna coltivare il coraggio di ribellarsi. (Rita Levi-Montalcini)
Questa frase su “coraggio” e “cammino” ci parla del coraggio di “fare il primo passo” di “scomodarsi”. Il cammino fa uscire dalla propria “quiete”, “tranquillità”, spesso fatta di “noia” e di passività… il cammino ci apre al futuro, ci stimola alla curiosità, ad agire, a “ribellarsi” da una comodità che ci annulla.
Se hai entusiasmo, avrai un compagno di viaggio dinamico lungo la strada verso il futuro, qualunque sia. (Loretta Young)
Questa frase ribadisce il significato ed il valore del coraggio di camminare come curiosità ed entusiasmo, alla scoperta di persone, luoghi, culture nuove, diverse, che ci arricchiscono e ci aprono a nuovi futuri possibili.
Il sentiero della nonviolenza richiede molto più coraggio di quello della violenza. (Mahatma Gandhi)
In questi tempi di guerra il sentiero della Pace è sempre più stretto e spesso “chiuso” da troppi “ostacoli”. La tentazione della “violenza” per farci strada è grande, ma Gandhi ci ricorda dove si trova il coraggio più grande, e forse più vero, nella nonviolenza.
Sabato 31 Maggio 2025 Libertà/Responsabilità
Questo cammino giubilare ha la particolarità di inserirsi nel “Festival della Comunicazione” che coinvolge tutta la nostra Arcidiocesi, per cui vale la pena di ribadire con forza che “camminare è comunicare”:
– Camminare permette di “comunicare” con la natura e con l’ambiente circostante in modo semplice, diretto, senza mediazioni o manipolazioni.
– Camminare insieme, nella fatica che accomuna, favorisce la scoperta dell’altro, l’incontro, la relazione, il racconto di se alle compagne e ai compagni di cammino.
È il camminare stesso, oggi in particolare, che ha anche un valore simbolico profondo: è controcorrente rispetto a troppe tendenze negative della nostra vita individuale e collettiva: unisce invece di dividere, sceglie la lentezza rispetto alla frenesia, si sofferma invece di scappare… Oggi, a tutti, è richiesto “il coraggio di camminare, gesto naturale ma rivoluzionario”.
Collegate alla comunicazione sono anche le due parole che segnano il cammino di oggi: Libertà e Responsabilità. Due parole importantissime anche per chi cammina.
Camminare è un atto che spoglia, che mette a nudo, e ricorda all’uomo l’umiltà e la bellezza della sua condizione… (David Le Breton)
Il cammino dà la libertà dell’essenzialità, della sobrietà, tiene insieme umiltà e bellezza, consapevolezza dei propri limiti e la libertà di andare, consapevoli di quello che si è, responsabili della propria dignità di persone che in cammino incontrano e scoprono luoghi, paesaggi, persone, culture che rendono sempre più noi stessi, pienamente realizzati nella relazione con gli altri e la natura.
Ho camminato sulla lunga strada per la libertà. Ho cercato di non barcollare; ho fatto passi falsi lungo il cammino. Ma ho imparato che solo dopo aver scalato una grande collina, uno scopre che ci sono molte altre colline da scalare. Mi sono preso un momento per ammirare il panorama glorioso che mi circondava, per dare un’occhiata da dove ero venuto. Ma posso riposarmi solo un momento, perché con la libertà arrivano le responsabilità e non voglio indugiare, il mio lungo cammino non è finito. (Nelson Mandela)
Libertà e Responsabilità sono profondamente legate anche nel cammino, che dà la libertà, ma che impegna ad essere responsabili per sé, per gli altri, per la natura… chiede rispetto, attenzione, vicinanza, cura…
E in questo il cammino non ha un’età. Il cammino non finisce mai. Si dice che il cammino è metafora della vita, ma per me è anche di più… il cammino è, insegna, la vita. Senza “scomodare” il Monte Tabor, il “vecchio” Mandela ci ricorda che è importante prendersi un momento per riprendere fiato, guardare il cammino fatto, ma poi continuare il cammino da fare.
Sabato 6 Settembre 2025 Coscienza
Tra le tante dimensioni che legano “coscienza” e “cammino” proviamo a riflettere su quattro aspetti: fisicità, spiritualità, naturalità, disponibilità.
Come possiamo godere dei nostri passi se la nostra attenzione è rivolta a tutto quel chiacchiericcio mentale? È importante diventare consapevoli di cosa sentiamo, non solo di cosa pensiamo. Quando tocchiamo il terreno con il piede dovremmo riuscire a sentire il piede che entra in contatto con esso. Quando lo facciamo possiamo provare un’enorme gioia nel semplice fatto di poter camminare. (Thich Nhat Hanh)
Fisicità – Camminando si prende coscienza dalla propria fisicità, ci si riappropria del corpo, si sentono i muscoli che si muovono, si allungano e si accorciano, il calore prodotto dal movimento che scalda e ci conforta, il piacere dei gesti ripetuti, abitudinari ed ogni volta nuovi, diversi…
Camminare è un modo magnifico di sgombrare la mente senza tentare di sgombrarla. Non dici: “Ora sto per praticare la meditazione!” o “Ora mi accingo a non pensare!”. Ti limiti a camminare e, mentre ti concentri sul camminare, gioia e consapevolezza arrivano naturalmente. (Thich Nhat Hanh)
Spiritualità – La coscienza del camminare apre spazi ad una spiritualità profonda, di consapevolezza di sé e di libertà del pensiero, che favorisce la riflessione sulla propria persona, sulla natura, sulle relazioni… e allarga la consapevolezza delle forti ed intense connessioni fra queste dimensioni della vita.
Camminare significa aprirsi al mondo. L’atto del camminare riporta l’uomo alla coscienza felice della propria esistenza, immerge in una forma attiva di meditazione che sollecita la piena partecipazione di tutti i sensi. (David Le Breton)
Naturalità – La sintesi tra fisicità e spiritualità è contenuta nella naturalità del camminare, il gesto naturale che ci rende coscienti dell’essenza della nostra esistenza: l’equilibrata interdipendenza tra la “piena partecipazione di tutti i sensi” e la “forma attiva di meditazione”.
Per chi cammina, la coscienza della propria vulnerabilità è un incentivo alla prudenza e alla disponibilità verso gli altri, invece che alla conquista e al disprezzo. (David Le Breton)
Disponibilità – Nel camminare si sperimentano la vulnerabilità, la fragilità, questo però non porta all’aggressività, alla rabbia ma alla compassione e alla disponibilità verso gli altri; un atteggiamento personale e collettivo di Pace che si alimenta dal camminare insieme.
Sabato 4 Ottobre 2025 Soglia
Questo, come altri che abbiamo fatto, è un “cammino periurbano”, attorno al paese, ma anche tra paesi, in una continuità che porta alla scoperta di cosa c’è “in mezzo”; ne scrive anche Italo Calvino su Le Città invisibili: senza dirti dello spazio che si estende tra una città e l’altra. C’è un “limite” tra due paesi? C’è un confine? Sì, amministrativo, ma in realtà? Quella “linea”, immaginaria o fisica che sia, divide e unisce. Qual è il senso della parola soglia?
Parlare di porte significa parlare di passaggi e questa idea di passaggio ci fa pensare alla soglia, a quel luogo fisico in cui due realtà si staccano e si incontrano. La soglia, il limen, è un luogo architettonico che custodisce le relazioni perché una soglia ci impedisce di cadere nella confusione, nel fondere cose diverse, e insieme dice l’accesso alla novità dell’inedito. (Emanuele Borsotti)
Il cammino ci fa superare la “soglia”, ci fa uscire dai “luoghi chiusi”, dalle nostre “chiusure”, e ci fa “entrare” in un altro “mondo”, aperto, per trovare un nuovo equilibrio, un altro modo di vivere “tra”, ma anche “per” e “con”.
Il cammino insegna che la soglia va anche “abitata” cioè essere disponibili a vivere, bene, nell’incertezza, ad incontrare l’“altro” da noi, a chiedere aiuto (ospitalità, accoglienza…) ad “uscire”, ma anche a lasciar “entrare”.
La soglia contrasta e si confronta con i luoghi dell’immaginario paralizzato, della sola sopravvivenza, della fuga dalla realtà. Pensando insieme e legandosi e tessendo legami si sta e si cammina nell’incertezza. Si desidera e, a volte si sceglie. E vivendo sulla soglia si matura (un po’ di) consistenza e co-esistenza. (Ivo Lizzola)
Il “cammino nell’incertezza” insegna e fa maturare la “consistenza”, cioè la concretezza e l’essenzialità, la sostanza e la resistenza; permette di sperimentare la “co-esistenza”, cioè il valore degli incontri, il rispetto degli altri, l’indispensabilità della costruzione di relazioni, di legami.
Invito a fare attenzione al “paesaggio”, alla ricerca dei “paesaggi” tra città e campagna e anche al valore simbolico di questa dimensione. Mi piace la parola “paesaggio” perché, secondo me, “contiene” sia gli “ambienti naturali” (con tutto quello che c’è “dentro”, anche di simbolico), che i “luoghi”, i paesi, fatti di muri, di strade, di persone, di relazioni, di storie, di simboli. Il paesaggio non è una cornice e nemmeno uno sfondo, ma al pari delle altre, una componente essenziale del cammino, anzi, per certi versi ne rappresenta una sintesi…
Sabato 8 Novembre 2025 Abbraccio
Nel nostro mondo non c’è più posto per l’abbraccio, sembra essere disdicevole perché bisogna mantenere la “giusta distanza”, mentre, forse è solo la paura dell’incontro, del contatto “vero” con le altre persone. Il camminare avvicina le persone e fa recuperare la “fisicità” delle relazioni.
In alcune escursioni viene proposto di “abbracciare un albero”; è un’esperienza che si basa sul contatto con la natura e che può avere effetti positivi sulla salute e sul benessere. Probabilmente sarebbe ancora più “terapeutico” imparare, in cammino, ad abbracciare le persone che si incontrano.
Il più delle volte un abbraccio è staccare un pezzettino di sé per donarlo all’altro affinché possa continuare il proprio cammino meno solo. (Pablo Neruda)
Quando cammini e incontri le persone sconosciute le saluti, ti senti in sintonia, ti viene spontaneo almeno salutarle, cosa che non avviene nei nostri paesi e città. Ma un passo lento porta a fermarti un momento, ad incontrarle, a scambiare due parole con loro. Due parole che sono un pezzetto di te che passa all’altra persona, grazie alla reciprocità che viene dal cammino.
Amo ciò che sento lungo questo cammino, lo abbraccio in tutte le sfumature dell’esperienza. (da internet)
Sottolineo due collegamenti in questa frase: il cammino con l’esperienza, un cammino fatto di passi e di sguardi e un’esperienza fatta di mille “sfumature”, una per ogni passo e per ogni sguardo; il sentire e l’abbracciare, il sentire che non è solo una sensazione fisica provocata da stimoli interni o esterni, ma anche uno stato di coscienza, uno stato d’animo che porta ad abbracciare, a circondare di affetto, quello che il cammino mi dona. Rimettendomi in sintonia, in intimità con tutto il creato.
